Il santuario del Nanda Devi

 

 

 

 

 

 

 



 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Nanda Devi “Dea della gioia”, la più alta vetta del Garwhal (7.817 m.), è considerata una
delle montagne più sacre dell’India.


Essendo circondato da una barriera che comprende ben dodici vette al di sopra dei 6.400 metri, è ritenuta una delle più difficili  al mondo da raggiungere.


Questa stessa barriera himalayana costituisce lo spartiacque fra l’altopiano del Tibet a nord, e la pianura del  Gange a sud.

Il governo indiano, per ragioni politico-militare, ha sempre creato difficoltà nel rilasciare il permesso di scalare il Nanda Devi.

                            

Ancora oggi, il santuario del Nanda Devi, è visto come un’area strategica in merito ai difficili rapporti fra India e Cina.

 

Le speciali “Energie” che si manifestano in tutto il territorio circostante il Nanda Devi, sino dai tempi più remoti, hanno richiamato l’attenzione di molti maestri spirituali e Yoghi dei vari lignaggi.

 

L’atmosfera che regna in quella particolare zona dell’Himalya, favorisce la pratica della meditazione e non solo.

Per questo motivo, praticanti dello Yoga e ricercatori spirituali, hanno vissuto lunghi periodi alle pendici del
Nanda Devi.

 

La popolazione dell’Himalaya si chiama nella lingua locale “Kumauni” che si distingue per le sue tradizioni dal resto delle altre etnie che popolano l’India.

 

 

 

 

 


Il paesaggio del Kumaun è prevalentemente occupato da valli verdeggianti, pascoli,
foreste di conifere e di cedri deodar, ai  quali  fanno da sfondo a bellissimi santuari
situati spesso in luoghi impervi e di difficile accesso.

 

 

 

 


In occasione della stagione primaverile, le piante di mimosa espandono  nell’aria tutta la loro fragranza.  L’intenso profumo, è anche il segnale che da inizio alla stagione dei matrimoni, dove la gente del posto festeggia danzando per le strade cittadine e dei villaggi.

 

Nell'aria echeggiano le allegre melodie offerte dalle tipiche bande musicali e dai suonatori di cornamusa. La cornamusa è ancora presente in India sin dai tempi della colonizzazione Inglese.

 

 

 

 

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